Vertenza Beko, firmato l’accordo al Mimit: nessun licenziamento e nuova fase industriale in Italia

Coinvolti anche 14 tra impiegati e quadri ai quali si applica il Ccnl del Terziario, Distribuzione e Servizi
Roma, 14 aprile 2025 – Si è chiusa con la firma dell’accordo quadro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy la vertenza Beko, avviata lo scorso novembre dopo l’annuncio di quasi 2mila esuberi in Italia da parte della multinazionale turca degli elettrodomestici. L’intesa, che fa seguito alla firma dell’accordo per tutti i siti italiani la scorsa settimana, approvata dall’88% dei lavoratori coinvolti, è stata siglata alla presenza delle istituzioni, delle parti sociali, degli enti locali e dei vertici aziendali.
Prevista la salvaguardia di tutti i siti produttivi e nessun licenziamento, ma solo uscite volontarie e incentivate. Al centro del piano industriale, ribattezzato “Piano Italia”, ci sono investimenti per 300 milioni di euro destinati all’innovazione di prodotto, all’ammodernamento degli impianti e alla valorizzazione della presenza industriale del gruppo in Italia. Gli esuberi scendono a circa 950, meno della metà rispetto ai 1.935 inizialmente annunciati.
Tra i lavoratori interessati dall’accordo anche 14 tra impiegati e quadri ai quali si applica il contratto collettivo nazionale del Terziario, Distribuzione e Servizi delle sedi di Fabriano e Milano.
«Abbiamo seguito con attenzione l’evoluzione della vertenza» ha dichiarato Salvo Carofratello, dell’Ufficio Sindacale Fisascat Cisl presente al tavolo ministeriale insieme ad Alessandro Vella del Dipartimento Industria Cisl. Per il sindacalista «l’accordo rappresenta un punto di equilibrio importante, che tutela anche il personale non direttamente coinvolto nella produzione, come impiegati e quadri addetti ai servizi commerciali. È fondamentale ora che si dia piena attuazione agli impegni presi, in particolare in termini di investimenti e riconversione, per garantire stabilità e prospettiva a tutto il personale coinvolto».
Particolarmente rilevante il salvataggio dello stabilimento di Comunanza, inizialmente previsto per la chiusura: manterrà la produzione esistente e acquisirà una nuova linea di fascia alta. Il sito di Siena, anche questo inizialmente destinato alla chiusura, sarà oggetto di un processo di reindustrializzazione guidato da Invitalia in accordo con il Comune; per i 299 lavoratori si prospetta la ricollocazione. Confermato anche il rilancio degli altri impianti: a Cassinetta sarà avviata la produzione di un forno premium e sarà mantenuta la produzione di frigoriferi; a Melano partirà una nuova linea di piani a induzione; Carinaro sarà potenziato per servire anche altre aziende del gruppo; a Fabriano sarà preservato il polo di Ricerca e Sviluppo dell’elettronica.
Di “accordo importante, storico, per governare al meglio la transizione industriale salvaguardando la forza straordinaria del Made in Italy che diventa, di fatto, per questa grande multinazionale il centro propulsivo in Europa”, ha parlato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Soddisfazione è stata espressa anche dalle organizzazioni sindacali, che parlano di un’intesa positiva ma che ora va seguita nella sua concreta attuazione, a partire dalla reindustrializzazione del sito di Siena. Per la Fim Cisl «grazie alla lotta del sindacato e dei lavoratori siamo riusciti a raggiungere un accordo, ora però bisogna lavorare per rilanciare il lavoro e l’elettrodomestico nel nostro Paese».
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