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28 maggio 2026
12:38

Magnifica Humanitas, il lavoro al centro della nuova questione sociale dell’intelligenza artificiale nella prima Enciclica di Papa Leone XIV

Magnifica-Humanitas

Sommario

Pubblicata l'enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV sull'intelligenza artificiale. Dell'Orefice richiede comitati paritetici per monitorare algoritmi e impatto lavorativo. Il documento, coincidente con l'anniversario della "Rerum Novarum", stabilisce che il progresso tecnologico deve tutelare la dignità della persona e ridurre le disuguaglianze sociali.

Il Documento Pontificio richiama istituzioni, imprese e Parti Sociali alla responsabilità di governare la transizione digitale mettendo al centro dignità della persona, giustizia sociale e partecipazione dei lavoratori

Dell’Orefice: «Vanno creati comitati paritetici per monitorare costantemente l'algoritmo, il suo impatto sulle mansioni e l’organizzazione del lavoro, al fine di prevenirne gli eccessi»

 

Roma, 28 maggio 2026 - La pubblicazione della Magnifica Humanitas, prima Enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, consegna al dibattito pubblico una riflessione destinata a incidere profondamente anche sul mondo del lavoro. La transizione digitale non è più soltanto una questione tecnica o produttiva. È diventata una nuova grande questione sociale. Non è un caso che il testo sia stato firmato il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, l’Enciclica che accompagnò la Chiesa dentro le trasformazioni della rivoluzione industriale. Oggi, di fronte alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, il richiamo torna ad essere netto: il progresso non può essere misurato solo in termini di efficienza, velocità o profitto. Deve essere valutato dalla sua capacità di custodire la dignità della persona, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la coesione sociale.

 

Papa Leone XIV evita sia gli entusiasmi ingenui sia le paure sterili. La tecnologia non viene descritta come una minaccia in sé, ma nemmeno come qualcosa di neutrale. Assume il volto di chi la progetta, la finanzia, la regola e la utilizza. È qui che la Magnifica Humanitas entra nel cuore del dibattito contemporaneo: l’intelligenza artificiale può migliorare la qualità del lavoro, sostenere la conoscenza, rafforzare sicurezza e servizi, oppure può accentuare controllo, esclusione e nuove disuguaglianze.

 

Il tema non riguarda un futuro lontano. È già dentro i luoghi di lavoro. Algoritmi, piattaforme e sistemi automatizzati stanno cambiando organizzazione del lavoro, orari, mansioni, autonomia professionale e modalità di valutazione delle performance. Cambia il modo di lavorare, ma cambia anche il rapporto tra persona, impresa e tecnologia. Il cuore del documento pontificio sta proprio qui: nella scelta tra due modelli di sviluppo. Da una parte il rischio di costruire una nuova Babele fondata sulla logica della potenza, dell’efficienza e del profitto ad ogni costo; dall’altra la possibilità di ricostruire una “città dell’umano”, nella quale innovazione, responsabilità sociale e dignità del lavoro procedano insieme.

 

La Magnifica Humanitas richiama con forza il valore del lavoro nella transizione digitale. Quando gli effetti dell’automazione arrivano, spesso è già tardi. Per questo la trasformazione va governata prima, accompagnando i processi di innovazione con formazione continua, riqualificazione professionale, partecipazione e responsabilità sociale d’impresa. Il rischio, infatti, non riguarda soltanto la sostituzione di attività umane attraverso processi automatizzati. Riguarda anche la crescente polarizzazione del mercato del lavoro. Da una parte si concentrano competenze, dati, potere decisionale e opportunità economiche nelle mani di poche big tech, le grandi piattaforme digitali; dall’altra cresce il numero di lavoratrici e lavoratori esposti a precarietà, marginalizzazione professionale e perdita di autonomia. È questa una delle nuove frontiere della questione sociale che attraversa il lavoro contemporaneo. E riguarda già milioni di persone.

 

Nei settori del terziario di mercato il cambiamento è già visibile. L’introduzione di strumenti tecnologici, piattaforme, sistemi automatizzati e algoritmi incide sulle condizioni di lavoro, sulla privacy, sulla salute e sicurezza, sull’organizzazione degli orari e sull’esercizio concreto dei diritti.È una responsabilità che chiama in causa istituzioni, imprese e parti sociali. Governare la transizione digitale significa evitare che l’innovazione produca nuove fratture sociali, nuovi squilibri di potere e nuove forme di esclusione dal lavoro e dai diritti. Per questo la sfida non può essere lasciata alle sole scelte unilaterali delle aziende.

 

Per la Fisascat Cisl la contrattazione collettiva deve diventare lo strumento attraverso cui governare l’innovazione, definire regole, fissare limiti e rafforzare tutele e partecipazione. Governare l’intelligenza artificiale significa stabilire limiti chiari all’utilizzo dei dati, impedire forme di controllo occulto o indiretto, escludere valutazioni disciplinari affidate a processi opachi, garantire formazione e informazione ai lavoratori e verificare nel tempo l’impatto reale degli strumenti adottati. Per la federazione cislina ogni strumento capace di raccogliere, elaborare o incrociare dati riferibili direttamente o indirettamente alla prestazione lavorativa deve essere valutato non sulla base delle rassicurazioni aziendali, ma sulla concreta possibilità di controllo che può determinare. In questo quadro, l’accordo sindacale non è un semplice atto autorizzativo. È un presidio di democrazia nei luoghi di lavoro.

 

C’è poi un altro tema decisivo: la responsabilità umana. Nessun sistema automatizzato può trasferire sul singolo lavoratore il rischio derivante dalla complessità tecnologica. L’errore operativo nell’utilizzo degli strumenti digitali non può trasformarsi automaticamente in una conseguenza disciplinare o valutativa. Le decisioni rilevanti devono continuare a restare in capo alle persone e non essere delegate a processi opachi o interamente automatizzati. Per questo servono sedi permanenti di confronto e verifica: commissioni sindacali di governance tecnologica, informative preventive, formazione obbligatoria, clausole di revisione e monitoraggio costante degli effetti prodotti dalle nuove tecnologie. Nessun accordo può diventare una delega permanente all’evoluzione incontrollata dei sistemi digitali.

 

«L’Enciclica di Papa Leone XIV - sottolinea il segretario generale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice - conferma che la sfida dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologica, ma profondamente etica e sociale, e coinvolge chi le lavoratrici e i lavoratori. Nei luoghi di lavoro l’innovazione non può essere ridotta a un fatto tecnico né affidata a decisioni unilaterali delle imprese». Per il sindacalista «vanno creati comitati paritetici per monitorare costantemente l'algoritmo, il suo impatto sulle mansioni e l’organizzazione del lavoro, al fine di prevenirne gli eccessi. Allo scopo, si dovrebbe affermare un vero e proprio diritto alla contrattazione preventiva dell'algoritmo: regolamentarne in maniera condivisa istruzioni operative e strutture di controllo deve essere l’obiettivo centrale delle piattaforme rivendicative. I criteri di assegnazione dei turni, la valutazione delle performance, la gestione del personale e la programmazione delle prestazioni già sono e saranno sempre di più al centro dell’intervento dei blocchi elementari di istruzioni che sono alla base della gestione algoritmica delle imprese».

 

Un richiamo raccolto anche dalla Cisl. Per la segretaria generale Daniela Fumarola, la Magnifica Humanitas rappresenta «un richiamo straordinario alla dignità del lavoro, alla giustizia sociale e alla centralità della persona in un tempo attraversato da profonde trasformazioni economiche e tecnologiche». «È - ha sottolineato - un testo universale di grande coraggio e visione», che indica l’esclusione digitale come nuovo volto dell’ingiustizia sociale e richiama alla responsabilità di governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale mantenendo il controllo umano. «Dobbiamo orientare il cambiamento tecnologico – ha concluso la leader Cisl – con la bussola di una più forte partecipazione dei lavoratori, una contrattazione sempre più prossima alla persona, una visione etica che punti al bene comune. Difendere la dignità della persona nell’era degli algoritmi è la missione di ogni organizzazione che si riconosce nei valori del lavoro e della giustizia sociale».

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Redazione: Fisascat Cisl
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