Contrattazione di Secondo Livello, delle 7.650 intese depositate presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro il 61% è riconducibile al settore dei servizi. Oltre 936mila i lavoratori beneficiari del premio di produttività, più di 899mila gli addetti che hanno accesso al welfare aziendale

Guarini: «La scarsa diffusione della contrattazione decentrata, aziendale e territoriale vanifica l’unico strumento collettivo in grado di redistribuire la produttività. Necessaria una legislazione di sostegno che semplifichi la disciplina e renda gli sgravi fiscali più strutturali e fruibili»
Roma, 3 marzo 2023 – Sono 7.650 i contratti di secondo livello attivi depositati presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro, su un totale di 80.028 accordi complessivamente registrati. Di questi 6.937 sono riferiti a contratti aziendali e 713 a contratti territoriali; 5.865 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 4.546 di redditività, 3.986 di qualità, mentre 870 prevedono un piano di partecipazione e 4.667 prevedono misure di welfare aziendale. A rilevarlo il Report del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’aggiornamento dei dati al 15 febbraio scorso.
Prendendo in considerazione la distribuzione geografica il 71% dei contratti di secondo livello attivi è concentrato al Nord, il 18% al Centro e l’11% al Sud. L’analisi per settore di attività economica rileva che il 61% dei contratti depositati si riferisce al settore dei servizi, il 38% all’industria e l’1% all’agricoltura. Il 42% delle imprese interessate ha un numero di dipendenti inferiore a 50, il 41% ha un numero di dipendenti maggiore o uguale a 100, e il 17% ha un numero di dipendenti compreso fra 50 e 99, con un numero complessivo di beneficiari pari a 2.541.833 di cui 1.648.263 riferiti a contratti aziendali e 893.570 a contratti territoriali.Il valore annuo medio del premio di risultato risulta pari a 1.506,65, di cui 1.642,88 riferiti a contratti aziendali e 578,12 euro a contratti territoriali.
Il focus anche sui contratti attivi che prevedono obiettivi di produttività e di welfare depositati dalle aziende distinte per settore di attività economica. Anche in questo caso a distinguersi è il settore dei servizi con oltre 936mila lavoratori percettori del premio di produttività (da un minimo di 98,33 a 1.790,62 euro annui), e più di 899mila lavoratori che hanno accesso al welfare. Inoltre 5.614 sono i contratti di secondo livello che prevedono misure di conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei dipendenti, mentre 4.408 sono i contratti che prevedono l’incentivo fiscale, nella forma di credito di imposta, utilizzabile per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal “Piano Nazionale Industria 4.0”. e 1.981 sono i contratti di secondo livello riconducibili alla prossimità e alla regolazione di specifiche materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione, con il 64% dei contratti riconducibili al settore sei servizi. 1.041 sono invece gli accordi collettivi aziendali stipulati prevalentemente nel settore dei servizi.
Il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha sollecitato «l’estensione della contrattazione di secondo livello, per aumentare e a redistribuire la produttività in busta paga, legando sempre più il salario a strumenti di effettiva partecipazione dei lavoratori».
A fargli eco il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini. Il sindacalista, che ha rinnovato l’appello alle parti sociali firmatarie la contrattazione nei settori del terziario di mercato rilanciando sull’urgenza di definire i rinnovi dei contratti nazionali attesi da più di 5milioni di lavoratori del terziario, ha stigmatizzato la «scarsa diffusione della contrattazione decentrata, aziendale e territoriale», condizione che «vanifica l’unico strumento collettivo in grado di redistribuire la produttività tra imprese e lavoratori, incrementando in questo modo il potere di acquisto dei salari». Guarini ha sollecitato «una legislazione di sostegno che semplifichi la disciplina e renda gli sgravi fiscali più strutturali e fruibili, e tagli contributivi alle imprese da legare alle erogazioni economiche riferite al salario variabile».
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