PHS Employment Monitor 2026, presentato il Report cofinanziato dall’Unione Europea promosso dalle Parti Sociali europee EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa

Sommario
Il 16 giugno 2026 è stato presentato online il PHS Employment Monitor 2026, rapporto UE promosso da EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa. L'indagine su 36 paesi evidenzia criticità nei servizi alla persona: bassi salari, carenza di personale e rischi per la salute. Si richiedono maggiori investimenti pubblici e riconoscimento professionale per garantire la sostenibilità del welfare europeo.
Oltre 8mila risposte raccolte in 36 Paesi: cresce l'allarme per la carenza di manodopera e per le difficoltà di attrazione e permanenza nel comparto della cura e dell’assistenza familiare
Blanca: «Più investimenti nel settore, contrasto al lavoro sommerso e valorizzazione delle professionalità per rispondere alle sfide demografiche europee»
Roma, 16 giugno 2026 – I servizi alla persona e alla famiglia rappresentano uno dei pilastri del welfare europeo e garantiscono occupazione a oltre 10 milioni di lavoratrici e lavoratori, circa il 5% della forza lavoro complessiva dell'Unione europea, ma continuano a scontare bassi salari, difficoltà di reclutamento, carenza di riconoscimento professionale e insufficiente sostegno pubblico.
È quanto emerge dal PHS Employment Monitor 2026, il rapporto promosso dalle parti sociali europee del settore – EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa – e cofinanziato dall’Unione Europea, presentato nel corso di un evento online dedicato al futuro dei servizi di cura e assistenza familiare in Europa. Il comparto comprende colf, badanti, baby sitter, assistenti familiari, assistenti domiciliari e altre figure impegnate nelle attività di cura e supporto alle famiglie e alle persone fragili.
L'indagine, realizzata in 36 Paesi e tradotta in 26 lingue, ha raccolto oltre 8mila risposte tra lavoratori, utenti dei servizi, datori di lavoro e organizzazioni fornitrici, confermando il ruolo essenziale dei servizi alla persona e alla famiglia. Tra i principali risultati emerge un forte consenso tra lavoratori, organizzazioni fornitrici e utenti sulla necessità di migliorare le condizioni economiche e professionali del settore.
Salari più elevati, maggiore accessibilità economica dei servizi e un più forte sostegno pubblico sono indicati come le priorità per garantire la sostenibilità futura del settore della cura. Il monitoraggio individua inoltre nel cosiddetto “rispetto istituzionale” una delle principali sfide per il futuro dei servizi alla persona e alla famiglia.
Per i promotori del rapporto significa riconoscere pienamente il valore sociale ed economico del lavoro di cura attraverso salari adeguati, diritti esigibili, protezione sociale, finanziamenti pubblici e politiche capaci di sostenere un settore sempre più centrale per le società europee, anche alla luce dei processi demografici e dell’esigenza di conciliare i tempi di vita. T
ra le criticità più rilevanti emerge la crescente difficoltà di attrarre e trattenere personale qualificato. Due terzi delle organizzazioni che operano nei servizi di assistenza dichiarano di avere problemi nel reperire lavoratori e circa il 40% segnala difficoltà nel mantenerli in servizio. Otto organizzazioni su dieci attribuiscono queste difficoltà ai livelli retributivi troppo bassi. Quasi la metà dei lavoratori intervistati ha inoltre dichiarato di aver preso in considerazione l'idea di lasciare il settore negli ultimi tre anni, indicando nella bassa retribuzione il principale motivo di insoddisfazione.
Il rapporto evidenzia anche come la settimana lavorativa standard di 35-40 ore rappresenti spesso un'eccezione e non la regola, mentre la formazione professionale viene considerata un elemento essenziale per migliorare la qualità dell'assistenza, la sicurezza sul lavoro e l'attrattività delle professioni della cura. Particolarmente preoccupanti risultano i dati relativi alla salute e alla sicurezza. Sei lavoratori su dieci dichiarano di soffrire di disturbi muscolo-scheletrici legati all'attività lavorativa; un quarto degli intervistati riferisce di aver subito o assistito ad abusi verbali e quasi il 15% denuncia episodi di molestie sessuali, violenza fisica o altre forme di abuso.
Un'attenzione specifica è dedicata ai lavoratori migranti, che rappresentano una componente sempre più importante del settore. Circa un lavoratore su cinque opera in un Paese diverso da quello di origine e chiede maggiore tutela, accesso semplificato ai permessi di soggiorno e di lavoro, informazioni chiare sui propri diritti e strumenti efficaci contro sfruttamento e discriminazioni.
Il rapporto evidenzia inoltre una contraddizione strutturale che interessa l'intero comparto: mentre i salari restano troppo bassi per i lavoratori, i costi dei servizi risultano troppo elevati per molte famiglie. Una situazione che continua ad alimentare il lavoro sommerso e l'irregolarità, fenomeni che sottraggono diritti e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori, indeboliscono la sostenibilità dei sistemi assistenziali e previdenziali e limitano lo sviluppo di un settore strategico per il welfare europeo.
Tra le indicazioni emerse dal monitoraggio figura anche la necessità di rafforzare il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Due utenti dei servizi su tre dichiarano di preferire fornitori che applicano un contratto collettivo, e al contempo indicano il sindacato come una delle principali fonti di informazione sui diritti dei lavoratori.
Nel corso del confronto che ha accompagnato la presentazione del rapporto è stata ribadita la necessità di dare piena attuazione alla Strategia europea per l'assistenza, rafforzare i sistemi di long term care, promuovere il lavoro dignitoso nel settore domestico e dell'assistenza domiciliare e sostenere la ratifica e l'applicazione della Convenzione OIL n. 189 sul lavoro domestico. Secondo i promotori del monitoraggio, il futuro dei servizi alla persona e alla famiglia passa attraverso una maggiore cooperazione tra lavoratori, datori di lavoro, utenti dei servizi e istituzioni, nel quadro del dialogo sociale europeo e della contrattazione collettiva, per garantire occupazione di qualità, servizi accessibili e una risposta adeguata alle trasformazioni demografiche che stanno interessando l'Europa.
Per la Fisascat Cisl i risultati del monitoraggio confermano l'urgenza di politiche europee e nazionali capaci di rafforzare il settore, valorizzare il lavoro di cura e assistenza e garantire condizioni di lavoro dignitose per le lavoratrici e i lavoratori impegnati nei servizi di cura alla persona e alla famiglia. «Il rapporto conferma la validità delle proposte contenute nella piattaforma programmatica per la riforma del settore del lavoro domestico presentata dalle Parti Sociali nei mesi scorsi e rafforza la necessità di un intervento organico sul comparto» ha dichiarato Aurora Blanca, segretaria nazionale della Fisascat Cisl.
«Senza un deciso investimento sul lavoro domestico e di assistenza familiare – ha sottolineato la sindacalista - non sarà possibile rispondere alle sfide poste dall'invecchiamento della popolazione europea e dall'aumento dei bisogni assistenziali. Parliamo di attività essenziali per il benessere delle persone e per la tenuta dei sistemi di welfare, che continuano però a essere caratterizzate da bassi salari, carenza di personale e insufficiente riconoscimento professionale». «Le priorità indicate dal monitoraggio europeo - ha aggiunto - sono le stesse che abbiamo posto al centro della piattaforma programmatica: il riconoscimento del valore sociale del lavoro domestico, il rafforzamento delle tutele, la qualificazione professionale, il sostegno alle famiglie e la costruzione di un sistema di assistenza capace di rispondere ai profondi cambiamenti demografici in atto. Occorre rafforzare i sistemi di long term care, valorizzare le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, contrastare il lavoro irregolare e garantire percorsi di formazione e qualificazione professionale. È inoltre necessario promuovere l'applicazione della Convenzione OIL n. 189, adottata in Italia dal 2011 e entrata in vigore due anni dopo, che rappresenta ancora oggi un riferimento fondamentale per l'estensione dei diritti e delle tutele nel settore domestico». Non solo.
Lo sguardo della Fisascat Cisl è rivolto anche al contrasto del lavoro sommerso e dell'irregolarità, fenomeni che continuano a interessare in misura significativa il settore dei servizi alla persona e del lavoro domestico. In Italia, secondo gli ultimi dati diffusi da Assindatcolf, oltre il 55% del lavoro domestico risulta ancora non dichiarato, una situazione che penalizza lavoratrici e lavoratori, sottrae risorse al Pil e limita la piena valorizzazione di un comparto essenziale per il welfare del Paese.
«È indispensabile affrontare con decisione anche il fenomeno del lavoro non dichiarato che continua a caratterizzare una parte rilevante del comparto. Il rapporto evidenzia come bassi salari e costi elevati dei servizi alimentino il ricorso all'irregolarità. Servono politiche pubbliche che favoriscano l'emersione del lavoro sommerso, la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e l'estensione delle tutele contrattuali e previdenziali. Garantire lavoro regolare significa tutelare le lavoratrici e i lavoratori, migliorare la qualità dell'assistenza e rafforzare la sostenibilità dei sistemi di welfare». Sul futuro del settore pesa inoltre la crescente domanda di assistenza legata all'invecchiamento della popolazione e il contributo sempre più determinante della componente migrante. «In un comparto nel quale il contributo dei lavoratori migranti è sempre più determinante, - ha concluso la sindacalista - servono politiche che favoriscano percorsi di regolarizzazione, integrazione e inclusione lavorativa. La qualità dell'assistenza familiare passa necessariamente attraverso la qualità del lavoro. Per questo il dialogo sociale e la contrattazione collettiva devono essere posti al centro delle strategie europee e nazionali per il futuro del lavoro di cura e assistenza familiare».
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