Gruppo Coin, prosegue il confronto sulla riorganizzazione aziendale tra esuberi e dismissioni: 92 i dipendenti a rischio

Resta aperto il tavolo di crisi al Mimit, i sindacati sollecitano un impegno concreto del brand per scongiurare i licenziamenti
Roma, 9 gennaio 2025 - Strategie e piani di riorganizzazione aziendale al centro dell'ultimo incontro in sede sindacale con la direzione di Coin, svoltosi il 23 dicembre. Nel corso del confronto l’azienda ha fornito un’analisi dettagliata dell’andamento economico. Già nel 2019 il margine operativo lordo presentava segnali negativi e le vendite hanno raggiunto i 369 milioni di euro; l'azienda ha subito un successivo calo durante il periodo COVID-19.
La Direzione societaria ha dichiarato che i livelli pre-pandemia non sono stati ancora raggiunti e che il sempre più limitato EBITDA ha di fatto ostacolato gli investimenti necessari per il rilancio. Coin ha poi illustrato una strategia finalizzata ad individuare una soluzione di lungo termine per l'impresa, puntando sulla revisione dei rapporti con i fornitori, sulla riduzione del numero di marchi in assortimento e sul miglioramento della disposizione degli spazi nei punti vendita, con un ampliamento dell’offerta e un maggiore presidio della vendita assistita.
L’obiettivo dichiarato è posizionare Coin come un’alternativa al fast fashion e valorizzare il proprio brand, lavorando per garantire una crescita graduale che possa vedere un primo assestamento economico nel 2025 e un EBITDA positivo a partire dal 2026. Tra le criticità affrontate, l’aumento dei costi legati ai contratti di locazione, aggravato dall’inflazione degli ultimi anni, e la gestione degli esuberi dovuti alla chiusura di sette punti vendita.
I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno espresso forte preoccupazione, chiedendo trasparenza e maggiore puntualità nelle comunicazioni aziendali, sollecitando un impegno concreto per evitare licenziamenti, sottolineando l’importanza di non lasciare spazio a supposizioni nelle relazioni sindacali. Complessivamente sono 92 le lavoratrici e i lavoratori a rischio perdita del posto di lavoro. Dopo il negozio di Grugliasco, nel torinese, che chiuderà i battenti il 15 gennaio, nel corso dell’anno sono previste le chiusure di altri sette negozi storici: Roma Bufalotta e Lunghezza, con la dismissione prevista per il 28 febbraio 2025 con 50 dipendenti coinvolti; Milano con la chiusura al 30 settembre 2025 e assorbimento del personale previsto sugli altri punti vendita della città; Vicenza, con la dismissione nei primi mesi del 2026 e 13 dipendenti potenzialmente ricollocabili a Padova e Mestre; Latina con la chiusura del punto vendita prevista tra febbraio e marzo 2025 e 4 dipendenti coinvolti, San Donà di Piave e Sesto Fiorentino con chiusure nel primo quadrimestre del 2025 e assorbimenti previsti nei negozi di Mestre, Treviso e Campi Bisenzio.
I sindacati hanno inoltre richiesto un aggiornamento costante sugli organici e sulle decisioni del tribunale relative alle misure di protezione, allo stato prorogate fino al 13 gennaio 2025 secondo quanto comunicato a mezzo stampa. Resta aperto il tavolo di crisi aperto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il prossimo incontro in sede sindacale, fissato per il 27 gennaio in modalità videoconferenza, rappresenterà un momento cruciale per valutare le reali prospettive di rilancio e per concordare soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e della continuità aziendale.
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