Crisi big tech, conclusa con un accordo in sede ministeriale la procedura di licenziamento avviata da Microsoft in Italia. Esuberi ridotti a 32, incentivo all’esodo volontario fino a 24 mensilità e contratto di outplacement di 12 mesi

Meniconi: «Resta l’amaro in bocca per una riorganizzazione che in tutto il mondo ha generato 10mila esuberi. Modello economico fragile, non è accettabile che i mancati profitti dei colossi digitali ricadano solamente sulle spalle di lavoratrici e lavoratori»
Roma, 15 giugno 2023 – Si è conclusa con un accordo in sede ministeriale la procedura di licenziamento avviata dalla multinazionale statunitense Microsoft per 59 lavoratori, di cui 16 dirigenti. Gli esuberi, ridotti a 32 (30 della sede di Milano, 2 della sede di Roma), saranno gestiti con l’esclusivo criterio della non opposizione al licenziamento.
Previa sottoscrizione di un verbale di conciliazione, ai lavoratori che abbiano manifestato o che manifesteranno la volontà di non opporsi al licenziamento, verrà corrisposta, oltre alle dovute competenze di fine rapporto (inclusa l’indennità in sostituzione del periodo di preavviso contrattualmente dovuto), una somma economica calcolata sulla base dell’anzianità di servizio (da 0 a +25 anni) con un minimo di 15 mensilità fino a 24 mensilità.
La società riconoscerà inoltre ai soli dipendenti ai quali non si applica il bonus RBI un ulteriore somma economica pari a euro 8mila lordi. Il pagamento degli importi verrà effettuato mediante bonifico sul conto corrente dei dipendenti entro 60 giorni dalla sottoscrizione del verbale di conciliazione. Fino al 31 dicembre 2023 rimarrà attiva in favore di tutti i lavoratori licenziati la polizza sanitaria integrativa aziendale. In favore dei dipendenti che ne faranno richiesta entro il 30 giugno 2023, Microsoft sottoscriverà un contratto di outplacement della durata di 12 mesi con una primaria società del settore.
«L’accordo è stato lungamento dibattuto, discusso e migliorato rispetto alle previsioni e alle disponibilità iniziali di Microsoft e successivamente approvato dai lavoratori nei vari passaggi assembleari» ha dichiarato il funzionario sindacale della Fisascat Cisl Daniele Meniconi. «Resta l’amaro in bocca per una riorganizzazione che in tutto il mondo ha generato circa 10mila esuberi, pari a circa il 5% della forza lavoro complessiva del colosso dell’informatica, che si aggiungono ai licenziamenti avviati su scala globale nel settore dell’economia digitale, dove il susseguirsi di presunte crisi è utile in realtà solo a dare risposte agli investitori» ha stigmatizzato il sindacalista.
«Questa vertenza - ha concluso - mostra ancora una volta tutta la fragilità del modello economico delle big tech. Non è accettabile che i costi o i mancati profitti dei colossi digitali pesino solamente sulle spalle di lavoratrici e lavoratori».
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