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07 luglio 2026
15:03

Terziario Privato, l'Assemblea nazionale Fisascat Cisl rilancia le priorità della nuova stagione contrattuale

07072026assemblea

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La Fisascat Cisl ha tenuto l'Assemblea a Roma il 7 luglio 2026, definendo priorità contrattuali. Sei contratti sono in attesa di rinnovo e altri scadenti entro marzo 2027, coinvolgendo oltre 4 milioni di lavoratori. La federazione richiede il rinnovo tempestivo per tutelare il potere d'acquisto, regolamentare il part-time e contrastare il lavoro disagiato nel terziario.

Dell'Orefice: «Superare il vulnus dei ritardi nei rinnovi dei Ccnl e definire regole sulla rappresentanza adeguate alle specificità dei nostri settori»

Roma, 7 luglio 2026 – Scenario contrattuale, lotta al lavoro povero e disagiato e al dumping contrattuale, contrattazione di qualità e un sistema di misurazione della rappresentanza che tenga conto delle peculiarità dei settori del terziario privato. Sono queste le priorità indicate dalla Fisascat Cisl nel corso dell'Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati, che ha riunito a Roma, al Teatro all’aperto Ettore Scola della Casa del Cinema di Villa Borghese, più di 700 rappresentanti sindacali provenienti da tutta Italia, in rappresentanza delle migliaia di RSA e RSU della federazione cislina attive nei luoghi di lavoro.

Per la Fisascat Cisl occorre rinnovare al più presto i contratti scaduti e occorre dare un'informazione capillare alle lavoratrici e ai lavoratori i cui contratti collettivi sono prossimi alla scadenza.

Attualmente sono sei i Contratti nazionali in attesa di rinnovo: Farmacie Private, Farmacie Speciali, Salute Sanità e Cura Confcommercio, Uneba, Agidae e Cooperative Sociali, applicati complessivamente a 655.000 lavoratrici e lavoratori. A dicembre 2026 arriveranno a scadenza i Ccnl Lavoro Sportivo, Fiori Recisi e Vigilanza Privata/Servizi di Sicurezza, applicati ad altri 266.000 addetti. A marzo 2027 scadranno i cinque contratti nazionali relativi ai comparti degli Studi Professionali, del Terziario, Distribuzione e Servizi, della Distribuzione Moderna Organizzata e della Distribuzione Cooperativa, che abbracciano una platea di 3.300.000 lavoratori.

Un no stentorio è stato ribadito alle lungaggini per giungere al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Non rinnovare i contratti in tempi ragionevoli vanifica ogni sforzo per preservare il potere di acquisto della retribuzione delle lavoratrici e dei lavoratori. Per Fisascat, pertanto, è necessario prevedere nei CCNL un meccanismo di salvaguardia del potere di acquisto.

«Se non si dovessero rinnovare questi contratti ad aprile 2027, ovvero tra poco più di nove mesi, saranno 4 milioni e 150.000 i lavoratori con il Ccnl scaduto» ha dichiarato il segretario generale della federazione Vicenzo Dell’Orefice, sottolineando che va superato il vulnus dei ritardi nei rinnovi.

La Fisascat ha inoltre rilanciato le proprie priorità negoziali per affermare nel macro-settore del terziario privato una contrattazione di qualità, riassumibile nel contrasto al lavoro povero e al lavoro disagiato. Per fronteggiare il lavoro povero si rende necessario intervenire nuovamente sui part-time, incrementando l'orario minimo garantito, così come sull'istituto delle clausole elastiche previsto dal Decreto Legislativo 81/2015, che vanno riequilibrate in favore delle lavoratrici dei lavoratori del tempo parziale. In particolare, la categoria cislina ritiene che la flessibilità non possa essere gratis per le imprese. «La flessibilità - ha chiosato Dell’Orefice - si traduce per i datori di lavoro in maggiore produttività, pertanto è giusto ripartire ai lavoratori e alle lavoratrici il valore prodotto da tale produttività».

Sul lavoro disagiato il focus si è concentrato sulla necessità di ridurre e, laddove possibile, di eliminare del tutto i turni spezzati, come anche sulla necessità di rivedere le regole sul lavoro domenicale e festivo. «Con il Decreto Salva Italia del 2011 del Governo Monti - ha sottolineato il segretario generale della Fisascat - la grande distribuzione ha conosciuto una crisi senza precedenti. A 15 anni di distanza possiamo dire che quella soluzione non ha portato occupati, non ha portato il rafforzamento patrimoniale ed economico delle imprese, ma ha portato esclusivamente la giungla, a cui è seguita l'implosione degli orari di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, che in interi comparti si vedono impiegati sia di domenica che nelle giornate festive senza che tale disponibilità sia o venga congruamente remunerata». «Dobbiamo far capire una volta per tutte - ha aggiunto - che è dai settori del terziario privato che oggi l'Italia trae il massimo dell'occupazione, con le percentuali più alte di occupati e anche di valore aggiunto prodotto». Prioritario «il contrasto al dumping contrattuale, che va combattuto per quello che è: un fenomeno minoritario che investe le imprese peggiori, ed è contro quelle imprese che dobbiamo rivoltarci».

Molti interventi si sono inoltre concentrati sulle opportunità offerte dalla Legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori in termini gestionali organizzativi, consultivi ed economico finanziario. Per la federazione cislina, la sola conversione di parte del salario variabile in capitale netto delle imprese, produrrebbe effetti vantaggiosi nell'ambito dei vari compagni del terziario privato. Si avrebbe uno scudo anticrisi, un capitale aziendale stabile, meno costi finanziari per le imprese e una minor dipendenza di queste dal credito bancario.

«Sulla rappresentanza - ha poi evidenziato Dell’Orefice - la Fisascat sostiene lo sforzo che la Cisl sta portando avanti con l'opera generosa della segretaria generale Daniela Fumarola di prevedere forme di misurazione ad hoc per settori che presentano delle specificità. Siamo sicuri di poter portare a casa il risultato che i criteri di misurazione della rappresentatività debbano guardare a principi di trasparenza e di inclusione e debbono essere razionali». «Siamo con la Cisl - ha concluso il sindacalista - quando chiede un patto tripartito, che rimetta al centro il trittico sviluppo, produttività e redistribuzione, perché per noi non c'è lavoro sussidiato, non c'è lavoro assistito che dia una prospettiva al paese e alle lavoratrici e ai lavoratori: solo il lavoro produttivo fa bene al paese e fa bene a chi lavora. Serve un patto sociale per far crescere le imprese e valorizzare il lavoro, per creare valore e per redistribuirlo in maniera più equa ed efficiente».

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Redazione: Fisascat Cisl
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