Intelligenza artificiale e lavoro nel terziario di mercato, il reportage dal workshop Fisascat al JOB&Orienta di Verona

Guarini: «Dobbiamo saper affrontare le sfide poste dall’IA e governare i processi. La contrattazione deve mettere sempre più al centro la persona attraverso percorsi specifici di formazione continua. Ogni ritardo sarebbe micidiale per il mondo del lavoro»
Roma, 2 dicembre 2024 – Una riflessione a tutto tondo sull’impatto dell’intelligenza artificiale nei settori del terziario di mercato e sulle strategie sindacali e contrattuali da mettere in campo per assicurare una transizione tecnologica che preservi la centralità delle persone e dei loro diritti. E’ questo il focus del workshop Fisascat Cisl sul tema “L’intelligenza artificiale e il lavoro nel terziario di mercato. Opportunità e rischi”, tenutosi il 29 novembre 2024 a Verona nella cornice della 33ª edizione di JOB&Orienta, il salone nazionale dell’orientamento, della scuola, della formazione e del lavoro, promosso da Veronafiere e Regione Veneto in collaborazione con i Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro. La manifestazione si è confermata anche quest’anno un punto di riferimento per il dibattito su temi strategici per il futuro del lavoro, accogliendo, allo stand della Cisl del Veneto, un’ampia partecipazione di diverse associazioni e federazioni di categoria della confederazione.
Moderato da Maria Vittoria Adami giornalista de L’Arena, giornale di Verona, l’incontro ha preso le mosse dal tema centrale di questa edizione di JOB&Orienta, “Persone, cultura, tecnologie. Per un nuovo Umanesimo europeo”, offrendo una chiave di lettura importante. Il termine “cultura”, posto al centro, evidenzia il suo ruolo di ponte e connettore tra due mondi apparentemente opposti: le persone e i loro bisogni, con la necessità di integrare innovazione e diritti umani, e le nuove tecnologie, con il loro potenziale trasformativo.
Fulcro tematico del workshop, rivolto ai giovani under 35 della federazione e al Comitato Esecutivo della Fisascat, le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale, che stanno già portando un impatto profondo nel mondo del lavoro. Da una parte, le potenzialità sono enormi, soprattutto in termini di innovazione e produttività; dall’altra, il rischio di perdere la centralità della persona, dell’essere umano, è reale. In particolare, il vasto settore del terziario di mercato, che si trova al centro di questa trasformazione, offre un caso emblematico: dai servizi alla grande distribuzione organizzata, dal turismo al commercio, le tecnologie basate sull’IA stanno automatizzando i processi, ottimizzando le risorse e creando nuove opportunità. Ma a queste possibilità si affiancano rischi concreti: l’erosione di alcuni posti di lavoro, il divario di competenze e la necessità di adattare le tutele normative e contrattuali per garantire che nessun lavoratore resti indietro rispetto al cambiamento.
I relatori hanno offerto un’analisi approfondita delle sfide e delle opportunità connesse all’IA.
Natale Forlani, Presidente di INAAP, l’Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche, ha delineato l’impatto delle nuove tecnologie sulle organizzazioni del lavoro, ribadendo l’importanza di politiche attive e formazione per governare la transizione. «Le applicazioni di intelligenza artificiale – ha dichiarato - possono favorire una forte crescita della produttività ma anche un contemporaneo incremento dell’impatto dei fattori che hanno destabilizzato i modelli di tutela del lavoro e del welfare nei paesi sviluppati nel corso degli anni 2000: la rapida obsolescenza dei profili professionali, la delocalizzazione delle produzioni a livello globale, l’invecchiamento della popolazione». «La capacità di contenere i costi sociali e di redistribuire equamente i benefici dell’AI in termini di reddito e di accesso ai nuovi servizi – ha aggiunto - dipenderà dal tasso di innovazione sociale generato dalle istituzioni e dalle rappresentanze sociali, in particolare in questi ambiti di innovazione: il ripensamento dei rapporti tra il capitale e il lavoro per valorizzare il ruolo delle risorse umane, le riforme delle prestazioni sociali che possono offrire risposte ai nuovi fabbisogni delle persone anziane, l’adeguamento delle governance degli interventi per coinvolgere in presa diretta i protagonisti economici e sociali».
Marco Peruzzi, Professore di Diritto del Lavoro all’Università di Verona, nel passare in rassegna la normativa esistente in materia (IA Act, Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 e, sugli aspetti legati a privacy e trattamento dei dati personali, il GDPR), ha sottolineato la necessità di normative efficaci per garantire trasparenza, sicurezza e controllo umano nell’uso delle nuove tecnologie, richiamando anche al ruolo del sindacato e della contrattazione. «I giuristi sono chiamati a ricostruire le tutele del lavoratore a partire da un sistema integrato di fonti che impongono diversi obblighi, tra cui quello di alfabetizzazione e di formazione sull’IA, ma anche il divieto di pratiche inaccettabili» ha dichiarato. In particolare, il giurista ha messo in evidenza come «l’uso dell’intelligenza artificiale da parte del datore di lavoro possa incrementare il rischio di violazione dei diritti dei lavoratori e, al tempo stesso, rendere più complessa l’individuazione di queste violazioni» e che «l’approccio regolativo europeo sul tema è principalmente basato sul rischio. In Italia il GDPR e la strategia per l’IA 2024/2026 costituiscono già un quadro normativo significativo, tuttavia l’ambiente lavorativo richiede spesso una connessione con normative in materia di sicurezza sul lavoro e dimensione collettiva delle tutele». «In questo contesto - ha rimarcato - è centrale il ruolo delle parti sociali e della contrattazione per intervenire, attraverso i rappresentanti dei lavoratori, nell’elaborazione dei regolamenti e dei codici di condotta come previsto dal quadro normativo, anche rispetto la gestione algoritmica nelle piattaforme digitali, con regole da estendere a tutta la platea di lavoratrici e lavoratori, come richiesto anche dalla Ces, prevedendo norme specifiche per la parità di genere senza stereotipi»
Andrea Cuccello, Segretario Confederale Cisl, ha ribadito il ruolo della contrattazione collettiva come strumento per regolare l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro, promuovendo al contempo partecipazione strategica e formazione continua. «Attraverso la bilateralità settoriale e i fondi interprofessionali - ha dichiarato il sindacalista - è necessario erogare una formazione mirata sull’IA in una logica partecipativa e innovativa». «Questo - ha chiosato - significa anche allineare la domanda e l’offerta, valorizzare il lavoro e introdurre norme contrattuali su questa materia in grado di generare crescita salariale, buone flessibilità negoziate e potenti strumenti di politiche attive, per dare al Paese un nuovo statuto della persona nel mercato del lavoro ed anche per costruire nuove relazioni industriali e sociali nel segno della partecipazione». «La nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori alla vita di impresa ha concluso alla camera il ciclo delle audizioni – ha aggiunto il sindacalista sottolineando che «è fondamentale che la transizione tecnologica sia gestita con responsabilità etica, mettendo al centro la persona e il lavoro. E’ proprio in questa fase storica che si pone l’obiettivo di far crescere il protagonismo dei lavoratori anche all’interno del cambio di paradigma che l’AI ci pone innanzi. Questa evoluzione ha bisogno del massimo della condivisione della partecipazione sociale, orientando anche il cammino delle riforme di cui il paese ha bisogno. È fondamentale garantire che lo sviluppo e l’uso dell’IA siano in linea con i valori umani e promuovano il benessere della società, anziché portare a conseguenze dannose».
Davide Guarini, Segretario Generale Fisascat, ha posto l’accento sull’impegno del sindacato per una transizione digitale giusta, che valorizzi le competenze dei lavoratori e rafforzi il ruolo centrale della persona nei processi produttivi. «La contrattazione – ha dichiarato il sindacalista - deve mettere sempre più al centro la persona attraverso percorsi specifici di formazione continua. Una formazione non solo tagliata all’interesse delle imprese, ma anche e soprattutto del lavoratore, che deve avere la capacità di acquisire le competenze per governare l’intelligenza artificiale. La produttività generata dall’IA deve essere redistribuita ai lavoratori».
«Il sindacato - ha sottolineato Guarini - deve continuare a fare il suo mestiere, la contrattazione, studiando l’impatto dell’IA sul lavoro». Per il sindacalista, inoltre, «l’effetto sostituzione dei lavoratori sarà molto più evidente particolarmente in alcuni settori. Nel terziario di mercato molti lavori non possono essere sostituiti perché le competenze richiedono doti umane e creatività, pensiamo al benessere o all’assistenza socio-sanitaria, ma anche al turismo, ai cuochi, ai camerieri, ai lavoratori degli alberghi».
«Come Parti Sociali - ha rimarcato - dobbiamo saper affrontare le sfide poste dall’IA e, attraverso la contrattazione, orientare le nuove professionalità richieste dal mercato e migliorare le condizioni di lavoro, anche per rendere più attrattivi i settori che ci onoriamo di rappresentare». «In particolare – ha concluso il sindacalista - dobbiamo aggiornare le norme su salute e sicurezza e intervenire su orario di lavoro ed affrontare il tema della flessibilità senza pregiudizi di sorta. Altro tema il controllo a distanza dei lavoratori, spesso effettuato con tecnologie subdole che sfuggono al monitoraggio, ma che dobbiamo essere in grado di individuare per tutelare al meglio le lavoratrici e i lavoratori. Governare i processi senza tralasciare l’aspetto etico della digitalizzazione e del ricorso all’IA. Ogni ritardo sarebbe micidiale per il mondo del lavoro».
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