Lavoro povero e disagiato nel terziario, la Fisascat Cisl rilancia il ruolo della contrattazione

Dell’Orefice: «Solo attraverso una contrattazione forte e di qualità si può contrastare in modo strutturale il lavoro povero e prevenire fenomeni di sfruttamento»
Roma, 13 febbraio 2026 – Tornano ad accendersi i riflettori della magistratura sullo sfruttamento del lavoro povero e disagiato in Italia. Dopo i rilevanti provvedimenti che hanno interessato comparti come la logistica nella grande distribuzione organizzata e la filiera della moda, nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Milano ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società operante nel delivery per conto del gruppo Glovo.
Un provvedimento che riporta al centro del dibattito pubblico il tema del lavoro povero e delle condizioni di precarietà diffuse in segmenti della filiera degli appalti e dei servizi, spesso caratterizzati da basso valore aggiunto e da una competizione fondata esclusivamente sulla riduzione del costo del lavoro.
«I frequenti provvedimenti intervenuti anche nell’ambito di attività connesse ai settori di riferimento della Fisascat Cisl non possono e non devono essere ignorati – ha dichiarato Vincenzo Dell’Orefice, segretario generale della federazione cislina –. La forma più efficace per prevenire e contrastare il lavoro sottopagato è la contrattazione. In particolare, i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative devono assumere come fine principale l’individuazione di trattamenti salariali inderogabili, da applicarsi sull’intero territorio nazionale in linea con i contenuti dell’articolo 36 della Costituzione».
Per la federazione del terziario di mercato della Cisl la sfida riguarda innanzitutto i rinnovi dei Ccnl scaduti o prossimi alla scadenza nei settori più esposti al dumping contrattuale e alla frammentazione delle responsabilità datoriali lungo la catena degli appalti nei servizi labour intensive. Clausole sociali più cogenti, responsabilità solidale fra committente e appaltatore più inclusiva e garanzia applicativa della contrattazione collettiva più pertinente e sottoscritta dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative negli appalti e nel franchising: queste le tematiche per le quali gli attori negoziali devono impegnarsi per dare vita ad una nuova generazione di diritti e garanzie per le lavoratrici e lavoratori.
«Qualificare questi ambiti di attività anche attraverso trattamenti retributivi capaci di garantire una vita dignitosa ai lavoratori e alle loro famiglie – ha sottolineato Dell’Orefice – significa valorizzare il lavoro e rafforzare la qualità del servizio reso ai cittadini e ai consumatori. Non esistono scorciatoie e non è utile ritenere che il problema sia sempre di altri. Le sigle sindacali del terziario di mercato devono assumersi fino in fondo la responsabilità di presidiare questi settori con una contrattazione esigibile, inclusiva e realmente rappresentativa».
«Il sindacato confederale – ha concluso il sindacalista – deve misurarsi con questa realtà senza demagogie, costruendo un’alleanza con le controparti più responsabili e con i lavoratori del macro settore. Solo attraverso una contrattazione forte e di qualità si può contrastare in modo strutturale il lavoro povero e prevenire fenomeni di sfruttamento».
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