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13 ottobre 2026
10:41

Contratti Terziario Privato, verso la stagione dei rinnovi: le priorità negoziali della Fisascat Cisl

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Sommario

A Montesilvano, il 12-13 ottobre 2026, la Fisascat Cisl ha definito le priorità per i rinnovi del CCNL Terziario Privato. Il segretario Vincenzo Dell'Orefice richiede piena retroattività degli aumenti salariali dalla scadenza, contrasto al part-time involontario e tutele per il lavoro stagionale, criticando i precedenti blocchi negoziali che hanno eroso il potere d'acquisto.

Dell’Orefice: «Sappiano le nostre controparti datoriali che più giocheranno al rinvio, più si accumulerà il debito nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori»

Montesilvano (PE), 13 ottobre 2026 – Rinnovi contrattuali tempestivi, piena retroattività degli aumenti salariali dalla scadenza dei contratti, contrasto al part-time involontario e al lavoro povero e disagiato, maggiori tutele per il lavoro stagionale e domestico. Sono le priorità della Fisascat Cisl illustrate dal segretario generale Vincenzo Dell’Orefice nella relazione che ha aperto la giornata conclusiva del Consiglio Generale della Federazione, riunito a Montesilvano il 12 e 13 ottobre con la partecipazione della leader Cisl Daniela Fumarola.

La stagione dei rinnovi del Ccnl nei settori del Terziario Privato, con oltre 3,2 milioni di lavoratrici e lavoratori interessati dai negoziati già avviati e da avviare nelle prossime settimane, impone un cambio di passo nelle relazioni sindacali con le associazioni datoriali, a partire dal rispetto delle scadenze contrattuali e dalla salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni.

Dell’Orefice ha richiamato le conseguenze dei prolungati blocchi negoziali che hanno segnato i settori del commercio, del turismo, dei servizi di pulizia e della vigilanza privata, lasciando per anni le lavoratrici e i lavoratori esposti all’erosione dei salari. Emblematico il caso del Contratto nazionale del Terziario, Distribuzione e Servizi, scaduto il 31 dicembre 2019 e rinnovato il 22 marzo 2024, dopo quasi 51 mesi. Un ritardo che, per la Fisascat Cisl, evidenzia la necessità di superare una gestione dei rinnovi nella quale il tempo trascorso senza accordo si traduce in una perdita di reddito per chi lavora.

«Per Fisascat varrà un metodo nella gestione delle partite economiche nei rinnovi contrattuali, quello della piena retroattività degli aumenti salariali, che deve trovare traduzione fattuale dalla data di scadenza dei Ccnl» ha affermato il sindacalista, richiamando i riferimenti contenuti nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil del 17 giugno 2026.

Un messaggio preciso alle associazioni datoriali: «Non sono contemplati vuoti nel sistema prefigurato dalle confederazioni; noi saremo coerenti e conseguenti. Sappiano le nostre controparti datoriali che più giocheranno al rinvio, più si accumulerà il debito nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori; ci sforzeremo con ogni mezzo per non fare più delle decorrenze e durate dei contratti oggetto di mediazione». Accanto alla tempestività dei rinnovi, la federazione cislina pone la necessità di intervenire sulle cause strutturali del lavoro povero. «Il problema dei bassi redditi nei comparti dei servizi privati - ha evidenziato il segretario generale - non dipende necessariamente dai minimi tabellari orari previsti dai contratti leader, ma, soprattutto, da dinamiche di impiego distorte». Ossia dall’imposizione di contratti a tempo parziale, dalla discontinuità occupazionale e da modelli organizzativi che aumentano la flessibilità senza garantire un reddito adeguato.

«Chiediamo di porre un argine al part-time involontario» ha dichiarato Dell’Orefice. Le proposte riguardano il consolidamento delle ore di lavoro supplementare svolte continuativamente, per aumentare gli orari contrattuali, e il superamento dei patti sulle clausole elastiche a tempo indeterminato, garantendo anche alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto di uscirne. Tra le priorità negoziali, inoltre, la revisione della disciplina degli orari e delle aperture commerciali, consentite fino a 365 giorni all’anno e 24 ore su 24, per restituire equilibrio tra lavoro, famiglia e vita sociale. «Non chiediamo un ritorno al passato, ma una flessibilità regolata», ha sottolineato il segretario generale.

La Fisascat, in particolare, propone limiti alle aperture domenicali, festività a chiusura obbligatoria, un tetto ai turni domenicali individuali, almeno due fine settimana liberi al mese e maggiore volontarietà nel lavoro festivo, insieme a possibili contributi per babysitting e servizi di cura. Per il turismo, la federazione indica la necessità di rafforzare la protezione del reddito degli stagionali, proponendo un’aliquota contributiva aggiuntiva per prolungare la durata della NASpI e contrastare la dispersione delle professionalità.

La federazione cislina sottolinea inoltre la necessità di valorizzare il lavoro domestico prestato da colf, badanti e baby-sitter per rispondere alla sfida della transizione demografica. L’obiettivo è sostenere l’emersione e la regolarità dell’occupazione attraverso la progressiva deducibilità di quote significative delle retribuzioni corrisposte dalle famiglie e l’introduzione di crediti d’imposta o voucher per chi necessita di prestazioni di cura.

Proposte che la Fisascat svilupperà a partire dall’analisi del Libro Verde per il Patto sociale della Cisl, e porterà al confronto dell’Assemblea nazionale delle Delegate e dei Delegati convocata il 23 novembre a Firenze. «Il nostro compito prioritario, all’interno dei luoghi di lavoro, nei territori, nella società, - ha concluso Dell’Orefice - è quello di contrastare gli effetti impoverenti di questa congiuntura. Dobbiamo farlo attraverso la contrattazione, la richiesta di riforme strutturali sui salari e l’estensione delle tutele del welfare».

A concludere i lavori del Consiglio Generale la leader Cisl Daniela Fumarola, che ha richiamato le responsabilità della nuova stagione contrattuale: tra la fine dell’anno e il prossimo, i rinnovi coinvolgeranno quasi cinque milioni di lavoratrici e lavoratori dei settori rappresentati dalla Fisascat. Un impegno che parte dalla piattaforma unitaria per il terziario e la distribuzione, capace di tenere insieme salario, professionalità, orari, part-time, welfare, salute e sicurezza, innovazione e partecipazione.

«Condivido la determinazione con cui avete posto il problema dei ritardi contrattuali», ha affermato Fumarola. «Nel settore privato chi ha il contratto scaduto aspetta in media quasi diciotto mesi. Quei mesi non possono più essere a loro carico. Ne va del salario e della credibilità delle relazioni industriali». Per proteggere il potere d’acquisto, la Cisl rivendica una verifica annuale che recuperi, senza automatismi, lo scarto tra inflazione prevista e reale, insieme a interventi per contenere i costi dell’energia.

Sul contrasto al lavoro povero, Fumarola ha sottolineato come la paga oraria spieghi soltanto una parte del problema: pesano anche il part-time involontario, la discontinuità occupazionale e un’organizzazione dei turni che rende difficile conciliare lavoro e vita personale. «Occorrono contratti più moderni, relazioni industriali di prossimità, sviluppate in azienda, nei territori, una bilateralità che va esaltata, professionalità riconosciute».

Centrale anche il governo delle trasformazioni tecnologiche, dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione e alle piattaforme, attraverso la contrattazione e l’attuazione della legge sulla partecipazione. «Vogliamo dimostrare concretamente che informazione, consultazione e coinvolgimento dei lavoratori non rallentano il cambiamento, ma possono renderlo migliore», ha dichiarato la leader Cisl. Un percorso da affiancare a un nuovo accordo quadro sulla rappresentanza e sul modello contrattuale, con regole certe per contrastare il dumping e i contratti pirata.

Fumarola ha inoltre rilanciato la necessità di una politica dei redditi capace di far crescere salari, pensioni e produttività, recuperando lo spirito e il metodo della concertazione. Nel quadro internazionale segnato da guerre, tensioni sulle rotte energetiche e dazi, ha sollecitato maggiore autonomia strategica e investimenti comuni europei. Per l’Italia, anche nella prospettiva del dopo Pnrr, la proposta è un Patto sociale fondato sulle oltre centoventi proposte del Libro Verde Cisl. «Tutte nascono dalla convinzione che i cambiamenti funzionino solo se chi ne sostiene i costi partecipa anche alle decisioni e ai benefici».

La legge di bilancio rappresenta il primo banco di prova. «Con margini così ridotti, le risorse vanno concentrate su lavoro, redditi, investimenti e coesione, senza bonus a pioggia. Prima di tutto va sostenuto chi vive di salario e di pensione», ha rimarcato Fumarola. Tra le richieste, l’estensione dell’aliquota Irpef del 33 per cento fino a 60mila euro, la detassazione delle tredicesime, la restituzione del fiscal drag e la conferma della tassazione all’1 per cento sui premi di produttività negoziati, con l’obiettivo di azzerarla. Per il lavoro notturno e festivo, la Cisl chiede di ridurre dal 15 al 5 per cento il prelievo sulle maggiorazioni.

Accanto al fisco, le priorità riguardano pensioni, occupazione giovanile e femminile, apprendistato, politiche attive e formazione continua, un piano nazionale per il turismo e il sostegno al commercio di prossimità. Fumarola ha ribadito la necessità di un finanziamento stabile della legge sulla partecipazione e di maggiori risorse per sanità, non autosufficienza, servizi di cura, istruzione e contrasto alla povertà. Le coperture vanno ricercate nella lotta all’evasione, nel riordino delle agevolazioni e degli incentivi, in un contributo sui superprofitti e in un prelievo più equo sulle rendite improduttive.

«In una fase così incerta, la responsabilità non consiste nell’abbassare le ambizioni. Consiste nel costruire le condizioni perché quelle ambizioni possano diventare risultati», ha concluso Fumarola. «È questo il contributo che vogliamo portare al Paese».

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Redazione: Fisascat Cisl
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