NEWSLETTER
Newsletter n.35/2026 della FISASCAT CISL Nazionale
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TG Lab - 30 ottobre 2026
Online la nuova edizione settimanale n° 778
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MANOVRA, CISL: GIUDIZIO ARTICOLATO, MISURE DA MIGLIORARE
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Manovra economica. Fisco, salari, sanità, giovani e pensioni al centro del disegno di Legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri. Un intervento da 26 miliardi sul quale la Cisl esprime una valutazione articolata, in attesa di esaminare il testo e verificare nel dettaglio le disposizioni. Per la Confederazione, più della metà delle risorse è vincolata dalle clausole europee di salvaguardia. In questo quadro, è apprezzabile la scelta del Governo di concentrare le disponibilità su interventi selettivi, evitando logiche elettorali e bonus a pioggia. Restano però correttivi da introdurre durante il confronto parlamentare. Sul fisco, prevista l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 55mila euro, con un beneficio massimo stimato in 500 euro annui, che si aggiunge ai tagli delle precedenti manovre. Per la Cisl è un primo segnale al ceto medio, da rafforzare alzando la soglia a 60mila euro e recuperando risorse attraverso la sterilizzazione del beneficio sopra i 100mila. Confermato inoltre un pacchetto da oltre 9 miliardi di misure in scadenza: dalla tassazione al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali a quella all’1% sui premi di produttività, dal bonus mamme al credito d’imposta per gli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno e alla maggiorazione del 120% della deduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni. La Confederazione chiede di azzerare il prelievo sui premi contrattati al livello decentrato e di rendere strutturale il finanziamento della legge sulla partecipazione, che dovrebbe rientrare tra gli interventi confermati. Per la sanità, il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi rispetto al 2026, di cui uno già previsto dalla precedente manovra. Una quota sarà destinata agli stipendi dei medici di pronto soccorso. Previsto anche un voucher da 300 euro per le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, rivolto agli over 75 con reddito da pensione fino a 28mila euro, per una platea stimata di circa 5,5 milioni di persone. Positivo il giudizio della Cisl sull’incremento delle risorse alla sanità pubblica. Il pacchetto giovani comprende un premio di 2.500 euro tassato all’1% per i lavoratori under 30, erogabile in un’unica soluzione o in dodici mensilità. Sul diritto all’abitare, la cedolare secca sugli affitti a canone concordato scende dal 10 al 5%, fino all’1% per le locazioni agli under 35. Introdotta inoltre un’aliquota del 21% per gli immobili commerciali. Misure che raccolgono sollecitazioni della Confederazione, che chiede di dare carattere strutturale agli interventi per i giovani. Si rafforzano anche i congedi parentali retribuiti all’80%: i mesi diventano quattro, cinque per il secondo figlio e sei dal terzo. Per ogni nuovo nato è previsto un fondo presso l’Inps, con una dotazione iniziale di 100 euro e la possibilità di versamenti familiari. Le somme potranno essere utilizzate al compimento dei diciotto anni per determinate spese, come quelle scolastiche e universitarie, oppure destinate alla previdenza complementare. Sul fronte degli investimenti, le risorse per la Zes unica del Mezzogiorno salgono a 2,4 miliardi. Una parte delle risorse della flessibilità per l’energia concordata con l’Unione europea sarà destinata all’installazione di climatizzatori e pompe di calore nelle scuole. La Cisl apprezza il rafforzamento della Zes e il sostegno alle imprese energivore. Condivide anche la richiesta di un contributo a banche, assicurazioni, imprese energetiche e giochi, indicando la necessità di estenderlo alle multinazionali del digitale. Netta, invece, la contrarietà all’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia per accedere al regime forfettario: una scelta che, secondo la Confederazione, aumenta a parità di reddito la distanza fiscale tra autonomi, dipendenti e pensionati. Diventa inoltre strutturale l’esenzione dal bollo per auto e moto fino a 80 kilowatt, per un veicolo a famiglia, già prevista per il 2027. Secondo le anticipazioni, il testo dovrebbe estendere il beneficio ai veicoli da sei a nove posti fino a 133 kilowatt delle famiglie numerose. La Cisl chiede che l’intervento non comporti minori risorse per Regioni ed enti locali e, di conseguenza, meno servizi ai cittadini. Per la previdenza, istituito un fondo da 850 milioni di euro per la flessibilità in uscita, con modalità da definire in Parlamento. Tra le ipotesi, una possibilità di pensionamento a 64 anni per chi rientra nel sistema misto. La Cisl valuta positivamente questo strumento e quello per i nuovi nati, chiedendo di collegarli anche alla previdenza complementare dei fondi negoziali. Restano aperti i nodi della rivalutazione delle pensioni e del superamento dei vincoli di Opzione donna. «Nel passaggio parlamentare lavoreremo con tutti i gruppi per migliorare il testo, a partire dalla detassazione delle tredicesime per i redditi più bassi», annuncia la Confederazione. La prospettiva resta quella di un accordo sociale capace di affrontare le questioni strutturali del Paese: «Salari, produttività, formazione e welfare chiedono riforme e investimenti di lungo respiro». È il percorso sostenuto dal Libro Verde della Cisl e dalla campagna “Il Patto che unisce”, che nelle porterà lavoratori e pensionati nelle piazze di Genova, Gioia Tauro e Roma.
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RISTORAZIONE COLLETTIVA, APPALTI PUBBLICI: CONTRATTO RAPPRESENTATIVO NEI BANDI PER TUTELARE SALARI, DIRITTI E QUALITÀ DEI SERVIZI
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Ristorazione collettiva. Garantire negli appalti pubblici l’applicazione del contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, per tutelare il lavoro e contrastare il dumping contrattuale. È la richiesta della Fisascat Cisl e delle altre organizzazioni sindacali di categoria, contenuta nella dichiarazione comune firmata con Fipe Confcommercio, Angem, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi e Agci Servizi. L’iniziativa nasce dalla presenza, in alcuni bandi e atti di affidamento dei servizi di ristorazione, di riferimenti a contratti che, secondo le parti sociali, non possiedono i requisiti di rappresentatività previsti dalla normativa. Una scelta che rischia di peggiorare le condizioni economiche e normative del personale e penalizzare le imprese che rispettano le tutele, favorendo una competizione sulla riduzione del costo del lavoro a scapito della qualità. Al centro della dichiarazione, il contratto nazionale dei Pubblici Esercizi, della Ristorazione Collettiva e Commerciale e del Turismo, rinnovato nel 2024 e indicato come il terzo Ccnl più applicato in Italia. Un presidio di legalità, diritti e valorizzazione professionale, in un settore, quello della ristorazione, che secondo il Rapporto Fipe 2026 conta complessivamente oltre un milione di dipendenti. La ristorazione collettiva, in particolare, opera prevalentemente in appalto, per committenti pubblici e privati. Il richiamo alle istituzioni riguarda innanzitutto le responsabilità delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti. Sulla base dell’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici e del relativo allegato, le parti chiedono che il contratto sia individuato già nei documenti iniziali di gara, in coerenza con l’attività da affidare e con la rappresentatività delle organizzazioni firmatarie. Un compito che non può essere sostituito da un generico rinvio alla possibilità, per le imprese, di dimostrare l’equivalenza delle tutele di un altro contratto. A sostegno della richiesta, anche il decreto del Ministero del Lavoro del 10 luglio 2025: le tabelle del costo medio orario della ristorazione collettiva assumono come riferimento il contratto del 5 giugno 2024 e l’accordo integrativo del successivo 26 giugno sugli aumenti retributivi. Le parti ne sollecitano quindi la piena applicazione quale riferimento unico e obbligatorio per determinare la base d’asta ed eseguire i servizi. Chiedono inoltre verifiche rigorose sull’equivalenza delle tutele, considerando l’intero trattamento economico e normativo, senza limitarsi ai minimi salariali. L’appello comprende un’informazione capillare alle amministrazioni, un gruppo di esperti e strumenti di tracciabilità digitale attraverso il codice unico dei contratti, per individuare difformità e garantire legalità e trasparenza. In gioco ci sono anche servizi essenziali per l’alimentazione delle persone nelle scuole, negli ospedali e negli edifici pubblici. Le organizzazioni sindacali chiedono alle istituzioni e alle stazioni appaltanti un atto di responsabilità, con il riferimento al contratto rappresentativo, e controlli effettivi su tutte le tutele. «La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori comincia dalle scelte compiute nella costruzione del bando. Individuare correttamente il contratto nazionale dei Pubblici Esercizi, della Ristorazione Collettiva e Commerciale e del Turismo significa riconoscere il valore del lavoro e impedire che salari e diritti diventino la variabile su cui fare risparmio», ha sottolineato Giusi Sferruzza, segretaria nazionale della Fisascat Cisl. «La qualità di un servizio essenziale - ha conclusa la sindacalista - passa anche dalle condizioni di chi ogni giorno lo rende possibile».
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VIGILANZA PRIVATA E SERVIZI DI SICUREZZA, PROSEGUE IL CONFRONTO SUL RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE
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Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza. Salario, indennità e maggiorazioni al centro dell’ultimo incontro di trattativa del 27 ottobre per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale, scaduto il 31 maggio 2026 e applicato a oltre 100mila lavoratrici e lavoratori del comparto. La Fisascat Cisl e le altre organizzazioni sindacali di categoria hanno sollecitato ribadito la necessità di dare una risposta economica forte e adeguata alla complessità e alle responsabilità delle attività svolte, in coerenza con l’articolo 36 della Costituzione. I ritardi che hanno caratterizzato i precedenti rinnovi e insieme alla crescita dell’inflazione hanno infatti inciso significativamente sul valore reale delle retribuzioni. Per il sindacato la risposta economica non può esaurirsi nei soli incrementi dei minimi contrattuali. È necessario intervenire anche su indennità e maggiorazioni, elementi determinanti per assicurare un adeguato riconoscimento economico e professionale alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto. Le associazioni datoriali hanno posto il tema della sostenibilità degli incrementi salariali, richiamando le dinamiche del mercato e del sistema degli appalti. Sulle indennità di trasferta hanno invece o rappresentato la necessità di ulteriori approfondimenti della proposta sindacale, presentata nei precedenti incontri. La trattativa proseguirà il 17 novembre in delegazione ristretta alla presenza delle segreterie nazionali. «La tutela del potere d’acquisto non può essere rinviata. Occorre una risposta salariale concreta e adeguata, capace di recuperare il valore delle retribuzioni e di riconoscere pienamente il lavoro e le professionalità del settore» ha rimarcato Giusi Sferruzza, segretaria nazionale Fisascat Cisl. «Le responsabilità, la professionalità e la capacità di operare in contesti complessi di chi ogni giorno garantisce ogni giorno la sicurezza devono trovare nel contratto nazionale un riconoscimento concreto, adeguato al valore e alla delicatezza delle funzioni svolte» ha concluso la sindacalista.
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CCNL COMMERCIO FIORI RECISI, AVVIATE LE TRATTATIVE
PER IL RINNOVO: OBIETTIVO L'ACCORDO ENTRO IL 2026
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Commercio Fiori Recisi. Dopo la presentazione della piattaforma unitaria il 27 ottobre hanno preso il via a Sanremo le trattative tra le organizzazioni sindacali di categoria e l’Ancef per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale, in scadenza il 31 dicembre 2026 e applicato a oltre 1.200 lavoratrici e lavoratori del comparto. Le parti hanno condiviso la volontà di accelerare il percorso negoziale per raggiungere un'intesa prima della scadenza contrattuale, riconoscendo il valore strategico di un settore caratterizzato da elevate competenze specialistiche e da una significativa presenza femminile. Nel corso dell'incontro è stata illustrata la piattaforma sindacale per il quadriennio 2027-2030, che punta al recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni, alla valorizzazione delle professionalità e al rafforzamento delle tutele. Al centro delle rivendicazioni un aumento dei minimi contrattuali di 285 euro mensili al terzo livello, da riparametrare sugli altri livelli, e l'introduzione di meccanismi di salvaguardia dei salari rispetto all'inflazione. Tra le priorità anche la formazione continua, una migliore organizzazione del lavoro, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il sostegno alla genitorialità e all'assistenza dei familiari anziani, oltre al rafforzamento delle tutele in caso di malattia e infortunio. L'obiettivo sindacale è coniugare le esigenze di flessibilità delle imprese con condizioni di lavoro più stabili, inclusive e sostenibili. «L'avvio anticipato del negoziato rappresenta un segnale positivo e un'opportunità per arrivare al rinnovo del contratto senza ritardi» hanno sottolineato Luigi Spinzi, segretario nazionale della Fisascat Cisl, e Massimiliano Scialanca, segretario generale della Fisascat Cisl Liguria. È fondamentale riconoscere il valore delle competenze e della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, garantendo salari adeguati, maggiori tutele e una migliore qualità del lavoro. Vogliamo un contratto capace di accompagnare lo sviluppo del settore, mettendo al centro le persone e il loro contributo alla competitività delle imprese». Il confronto proseguirà il 19 novembre e il 3 dicembre, con l'obiettivo condiviso di sottoscrivere il nuovo Contratto nazionale entro la fine dell'anno.
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PAM PANORAMA, DEFINITO UN PERCORSO NAZIONALE DI ASSEMBLEE E INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE
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Pam Panorama. Risposte concrete su trasferimenti, provvedimenti disciplinari, carenze organizzative, condizioni di lavoro e salute e sicurezza. È quanto chiedono la Fisascat Cisl e le altre organizzazioni sindacali di categoria alla direzione di Pam Panorama, dopo la riunione del Coordinamento nazionale unitario delle delegate, dei delegati e delle strutture sindacali del 20 ottobre. Un confronto che, alla luce dell’incontro con l’azienda del 6 ottobre e delle numerose testimonianze provenienti dai territori, ha confermato un quadro di forte preoccupazione per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo della grande distribuzione, che occupa oltre 6.200 dipendenti. Le criticità denunciate, pur inserendosi nelle difficoltà che attraversano il settore della distribuzione commerciale, hanno raggiunto in diverse realtà aziendali livelli di gravità e tensione giudicati non più tollerabili. Per le organizzazioni sindacali, le esigenze di efficienza e competitività non possono essere perseguite a discapito dei diritti, della salute, della dignità e della serenità del personale. Il Coordinamento ha quindi definito un percorso unitario, sostenuto a livello nazionale, per superare la frammentazione delle iniziative e coinvolgere tutte le strutture e le rappresentanze sindacali, anche nei territori in cui le problematiche risultano meno accentuate. Il primo passaggio previsto è una richiesta unitaria di incontro alla direzione aziendale, accompagnata da precise rivendicazioni sulle criticità segnalate, sul ripristino di corrette relazioni sindacali e sulle prospettive organizzative e occupazionali dell’impresa. Il percorso comprende inoltre un programma nazionale di assemblee, da convocare in giornate concordate e coordinate nei territori, per informare le lavoratrici e i lavoratori e favorire una partecipazione ampia e consapevole. Sarà assicurato un coordinamento nazionale permanente delle iniziative e delle vertenze, con il sostegno delle strutture nazionali anche nella gestione delle singole situazioni di conflitto. Qualora dall’azienda non arrivino risposte concrete e soddisfacenti, il percorso prevede la proclamazione dello stato di agitazione nazionale e l’avvio di iniziative di mobilitazione, comprese eventuali azioni di sciopero. Previsto, ove necessario, anche il coinvolgimento delle istituzioni competenti e dell’associazione datoriale, insieme a iniziative di sensibilizzazione e comunicazione pubblica. La Fisascat Cisl e le altre organizzazioni sindacali di categoria confermano la disponibilità a un confronto serio e costruttivo, ribadendo però che le aperture dichiarate dall’azienda devono tradursi in comportamenti coerenti e verificabili. «Nessuna lavoratrice e nessun lavoratore deve sentirsi solo di fronte alle difficoltà e alle iniziative aziendali. La tutela dei diritti e della dignità delle persone è una responsabilità che coinvolge tutta l’organizzazione sindacale», ha dichiarato Giovanni Battista Comiati, segretario nazionale Fisascat Cisl. «Alle disponibilità dichiarate dall’azienda devono seguire impegni concreti e verificabili, a partire dalle situazioni più critiche. Con le assemblee e il coordinamento delle iniziative vogliamo dare forza alla partecipazione e costruire risposte condivise. Restiamo disponibili al dialogo, ma in assenza di riscontri soddisfacenti sosterremo unitariamente le azioni di mobilitazione necessarie a tutelare le lavoratrici e i lavoratori» ha concluso il sindacalista.
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