NEWSLETTER
Newsletter n.33/2026 della FISASCAT CISL Nazionale
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TG Lab - 16 ottobre 2026
Online la nuova edizione settimanale n° 776
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UN TAVOLO UNICO PER IL RINNOVO DEI CCNL TERZIARIO, DISTRIBUZIONE E SERVIZI, DISTRIBUZIONE COOPERATIVA E DMO
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Contratti Terziario. La Fisascat Cisl e le altre organizzazioni sindacali di categoria hanno inviato una richiesta formale di incontro alle associazioni datoriali per presentare la piattaforma rivendicativa unitaria, già trasmessa il 29 settembre, e avviare contestualmente le trattative per il rinnovo dei contratti nazionali del Terziario, Distribuzione e Servizi, della Distribuzione Cooperativa e della Distribuzione Moderna Organizzata, applicati complessivamente a circa 3 milioni di lavoratrici e lavoratori. L’obiettivo è riunire quanto prima tutte le parti coinvolte intorno a un unico tavolo negoziale e arrivare in tempi rapidi al rinnovo dei contratti. Per le organizzazioni sindacali «è essenziale rispettare i termini delle scadenze contrattuali e fornire alle lavoratrici e ai lavoratori interessati risposte concrete sul piano salariale e normativo». Per la presentazione della piattaforma e l’avvio del negoziato i sindacati hanno proposto le date del 10 e dell’11 novembre.
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TERZIARIO PRIVATO, LA STAGIONE DEI RINNOVI CONTRATTUALI AL CENTRO DEL CONSIGLIO GENERALE FISASCAT CISL A MONTESILVANO
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Terziario Privato. Rinnovi contrattuali tempestivi, piena retroattività degli aumenti salariali, contrasto al part-time involontario e al lavoro povero, maggiori tutele per il lavoro stagionale e domestico. Sono le priorità negoziali rilanciate dalla Fisascat Cisl nel Consiglio Generale della Federazione, riunito il 12 e 13 ottobre a Montesilvano, con la partecipazione della leader Cisl Daniela Fumarola. Nella relazione introduttiva, il segretario generale Vincenzo Dell’Orefice ha sollecitato un cambio di passo nelle relazioni sindacali, a partire dal rispetto delle scadenze contrattuali e dalla salvaguardia del potere d’acquisto. I lunghi blocchi negoziali che hanno attraversato commercio, turismo, pulizie e vigilanza privata hanno lasciato per anni le lavoratrici e i lavoratori esposti all’erosione dei salari. Per la Fisascat, la risposta passa dalla piena retroattività degli aumenti dalla scadenza dei contratti. «Sappiano le nostre controparti datoriali che più giocheranno al rinvio, più si accumulerà il debito nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori», ha affermato Dell’Orefice. Accanto al salario, la federazione cislina chiede di intervenire sulle cause strutturali del lavoro povero: orari insufficienti, discontinuità occupazionale e modelli organizzativi che impongono flessibilità senza assicurare redditi adeguati. Le proposte comprendono il consolidamento delle ore supplementari svolte continuativamente e il superamento dei patti sulle clausole elastiche a tempo indeterminato, riconoscendo anche a chi lavora il diritto di uscirne. Riflettori accesi anche sulla deregulation introdotta dal Governo Monti nel 2011, con la proposta di revisione della disciplina degli orari e delle aperture commerciali, consentite fino a 365 giorni all’anno e 24 ore su 24, per restituire equilibrio tra lavoro, famiglia e vita sociale. Al centro anche la conciliazione tra lavoro e vita personale. «Non chiediamo un ritorno al passato, ma una flessibilità regolata», ha sottolineato Dell’Orefice. La Fisascat propone limiti alle aperture domenicali, festività a chiusura obbligatoria, un tetto ai turni domenicali individuali, almeno due fine settimana liberi al mese e maggiore volontarietà nel lavoro festivo, insieme a contributi per babysitting e servizi di cura. Per gli stagionali del turismo, la richiesta è rafforzare la protezione del reddito attraverso un’aliquota contributiva aggiuntiva che consenta di prolungare la durata della NASpI. Sul lavoro domestico, anche per rispondere alla sfida della transizione demografica, la federazione punta a favorire l’emersione e l’occupazione regolare, con la progressiva deducibilità di quote significative delle retribuzioni corrisposte dalle famiglie e crediti d’imposta o voucher per le prestazioni di cura. Proposte che la Fisascat svilupperà a partire dall’analisi del Libro Verde per il Patto sociale della Cisl, e porterà al confronto dell’Assemblea dei mille delegati e delegate, convocata il 23 novembre a Firenze. «Il nostro compito prioritario, all’interno dei luoghi di lavoro, nei territori, nella società, è quello di contrastare gli effetti impoverenti di questa congiuntura», ha rimarcato Dell’Orefice. «Dobbiamo farlo attraverso la contrattazione, la richiesta di riforme strutturali sui salari e l’estensione delle tutele del welfare». A concludere i lavori la leader Cisl Daniela Fumarola, che ha condiviso la determinazione della categoria sui ritardi contrattuali. «Nel settore privato chi ha il contratto scaduto aspetta in media quasi diciotto mesi. Quei mesi non possono più essere a loro carico. Ne va del salario e della credibilità delle relazioni industriali».
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AGENTI E RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO,
SINDACATI A CONFRONTO CON IL VICEMINISTRO LEO
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Agenti e Rappresentanti di Commercio. Elevare il valore massimo fiscalmente riconosciuto per l’acquisto e il leasing delle autovetture, mantenendo invariata all’80% la percentuale di deducibilità, per riallineare la normativa agli attuali prezzi di mercato e riconoscere la specificità di un’attività professionale caratterizzata da una mobilità strutturale e continuativa. È la richiesta avanzata dalla Fisascat Cisl e da Usarci, insieme alle altre organizzazioni sindacali e associazioni di categoria nel corso dell’incontro con il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, al quale è stata consegnata una lettera congiunta per sollecitare un intervento nella prossima Legge di Bilancio. Al centro del confronto, la necessità di aggiornare i parametri fiscali previsti dall’articolo 164 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), rimasti sostanzialmente invariati dal 1997, nonostante il significativo aumento dei prezzi delle autovetture e l’evoluzione delle esigenze professionali della categoria. La questione interessa circa 227mila agenti e rappresentanti di commercio che svolgono un ruolo strategico per il sistema produttivo nazionale, intermediando un volume d’affari complessivo stimato in circa 500 miliardi di euro, pari al 25% del Pil italiano. L’attuale normativa riconosce agli agenti e rappresentanti di commercio la deducibilità dell’80% dei costi dell’autovettura, entro un valore massimo fiscalmente riconosciuto di 25.822,84 euro per acquisto e leasing. Una soglia corrispondente ai 50 milioni di lire stabiliti nel 1997, con effetto dal 1998, successivamente convertiti in euro senza alcun adeguamento, mentre il costo di un’automobile idonea all’utilizzo professionale è nel frattempo più che raddoppiato. Una situazione che, aggravata dai rincari dei carburanti e dall’aumento complessivo delle spese di mobilità, incide sulla sostenibilità economica dell’attività. L’attuale limite fiscale non rispecchia più il valore di un veicolo in grado di garantire adeguati standard di sicurezza, affidabilità e comfort per le lunghe percorrenze professionali e rende più difficile anche il passaggio a soluzioni di mobilità a minore impatto ambientale. Il confronto con il vice ministro Leo, approfondito e costruttivo, ha consentito di esaminare nel merito le criticità dell'attuale disciplina fiscale e le possibili soluzioni, anche alla luce dei vincoli di bilancio e delle risorse disponibili. In particolare, è stata valutata la possibilità di individuare interventi collegati al rinnovo del parco auto e agli obiettivi di transizione ecologica, quale possibile percorso per favorire un aggiornamento dei parametri di deducibilità. Pur nella consapevolezza delle difficoltà connesse alla prossima Manovra di Bilancio, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria esprimono fiducia nella possibilità di individuare una soluzione concreta alle esigenze della categoria, auspicando che il confronto avviato possa tradursi in misure capaci di coniugare equità fiscale, sostenibilità economica dell'attività professionale e innovazione ambientale. «Non è più rinviabile un intervento su una normativa fiscale che, da quasi trent’anni, non tiene conto dell’evoluzione dei costi e delle condizioni in cui operano gli agenti e rappresentanti di commercio - ha dichiarato Giovanni Battista Comiati, segretario nazionale della Fisascat Cisl -. L’automobile non rappresenta un bene accessorio, ma uno strumento indispensabile per lo svolgimento dell’attività professionale. Mantenere un limite di deducibilità fissato nel 1997 significa penalizzare una categoria che contribuisce in maniera determinante alla crescita delle imprese e allo sviluppo dell’economia nazionale». «Sostenere questa categoria - ha concluso - significa tutelare il reddito, la qualità del lavoro e una componente strategica del sistema economico e produttivo del Paese».
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GRUPPO GS/CARREFOUR: PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE, ASSEMBLEE IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO
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Ex Carrefour. Proclamato lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo GS (New Princes) e assemblee in tutti i luoghi di lavoro. È la risposta della Fisascat Cisl e delle altre organizzazioni sindacali di categoria all’interruzione del confronto da parte del presidente Angelo Mastrolia, che ha annunciato il blocco delle relazioni sindacali e del percorso di assunzione del personale in appalto nella società controllata New Services. Al centro della rottura le dichiarazioni del presidente sul comportamento dei dipendenti, indicati genericamente come in parte responsabili del cattivo andamento dell’impresa. Accuse accompagnate dall’annuncio di un inasprimento delle contestazioni nei confronti del personale e dalla volontà di ridurre nel 2027 il costo del lavoro, giudicato eccessivo dall’azienda. Le tre sigle, pur esprimendo apprezzamento per il percorso di assunzione del personale in appalto nella società controllata dal gruppo, hanno sollevato il tema dell’applicazione di contratti collettivi nazionali non attinenti alle attività svolte, una criticità già denunciata prima dell’acquisizione da parte di New Princes. A seguito di questi rilievi il presidente ha accusato le organizzazioni di irresponsabilità e di mancata gratitudine per il lavoro svolto, interrompendo bruscamente l’incontro. La chiusura del tavolo ha impedito di approfondire altre questioni rilevanti, a partire dalle politiche commerciali e dagli assortimenti, i cui cambiamenti, secondo le organizzazioni sindacali, non sembrano trovare riscontro nelle vendite, e dal percorso di razionalizzazione della rete in franchising, segnato da fallimenti di alcuni imprenditori, mancati pagamenti degli stipendi e preoccupazioni per i trattamenti di fine rapporto e per il futuro occupazionale del personale coinvolto. Restano inoltre da chiarire tempi e localizzazione degli investimenti per il cambio di marchio e la ristrutturazione dei punti vendita, che presentano ancora le criticità ereditate dalla precedente gestione Carrefour. I sindacati denunciano anche un peggioramento delle condizioni di lavoro, legato alle decisioni unilaterali dell’impresa e alla disdetta di importanti accordi sull’organizzazione del lavoro, sia nella rete vendita sia in sede. Alla luce della chiusura aziendale e dell’annunciata volontà di intervenire sulle condizioni contrattuali per ridurre il costo del lavoro, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione. Le assemblee informeranno le lavoratrici e i lavoratori sullo stato del confronto e sulle ragioni della mobilitazione. Le organizzazioni sindacali, dichiarandosi disponibili al confronto, hanno giudicato «inaccettabili le accuse sommarie rivolte alla generalità delle lavoratrici e dei lavoratori e la decisione di interrompere le relazioni sindacali. Il confronto deve consentire di affrontare nel merito le scelte aziendali e le loro conseguenze sull’occupazione, sui diritti e sulle condizioni di lavoro»
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DELOITTE ITALIA, SIGLATI GLI ACCORDI SULLO SMART WORKING PER I DIPENDENTI DEL NETWORK DI SERVIZI ALLE IMPRESE
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Gruppo Deloitte Italia. Siglati gli accordi sullo smart working nelle società del network di servizi professionali alle imprese presente sul territorio nazionale con 24 sedi e circa 15mila dipendenti. Le intese, rivolte al personale non dirigenziale, saranno in vigore dal 1° dicembre 2026 al 30 novembre 2029. La sottoscrizione arriva dopo il difficile confronto sulla riduzione delle giornate da remoto, giunto a una fase di stallo nel mese luglio. La Fisascat Cisl aveva contestato la stretta sul lavoro agile, richiamando in particolare le conseguenze per i quasi 3.000 dipendenti residenti a oltre 100 chilometri dalle sedi di lavoro, sollecitando tutele effettive e impegni vincolanti per salvaguardare la continuità occupazionale e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Determinante nella definizione degli accordi il contributo delle Rsa della federazione cislina, soprattutto sulle misure di conciliazione e di tutela del personale fragile. Le intese prevedono differenti modalità di articolazione del lavoro agile nelle società del network Deloitte Italia, in relazione alle specifiche esigenze organizzative e alle attività svolte. In particolare, è prevista una presenza minima settimanale di due o tre giornate presso le sedi aziendali o i clienti, con la possibilità di richiedere rispettivamente fino a tre o due giornate di smart working. La fruizione delle giornate da remoto resta subordinata all'autorizzazione aziendale e alle esigenze organizzative e produttive. Sarà possibile, inoltre, richiedere fino a cinque giornate settimanali da remoto nella settimana di Pasqua e in quella successiva, dal 15 luglio al 15 settembre e dal 15 dicembre al 15 gennaio. Previste ulteriori possibilità in situazioni emergenziali e forme di flessibilità individuale per esigenze di salute, genitorialità e assistenza familiare, sempre secondo le condizioni e le autorizzazioni stabilite. Confermati il diritto alla disconnessione e le tutele in materia di riposi e sicurezza. Gli accordi prevedono inoltre sei mesi di accompagnamento all'applicazione delle nuove regole, senza provvedimenti per eventuali violazioni degli accordi sul lavoro agile, salvo comportamenti scorretti o gravi secondo le fattispecie previste. Il monitoraggio sindacale sarà di norma semestrale nei primi diciotto mesi, per verificare l'applicazione delle intese e affrontare eventuali criticità. «La conclusione di questo negoziato conferma il ruolo della contrattazione collettiva nel governo delle trasformazioni dell'organizzazione del lavoro» ha dichiarato Luigi Spinzi, segretario nazionale della Fisascat Cisl. «Determinante è stato il lavoro delle nostre Rsa, che hanno messo a disposizione competenze e conoscenza delle situazioni concrete, contribuendo a qualificare le intese sui temi della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori fragili. Il monitoraggio - ha concluso il sindacalista - rappresenta uno strumento di partecipazione, attraverso il quale verificare insieme alle rappresentanze sindacali l'applicazione degli accordi e affrontare le criticità. Anche il periodo di transizione di sei mesi assume un valore significativo: favorire il passaggio al nuovo modello organizzativo con gradualità, accompagnando le persone nell'adattamento alle nuove regole. Continueremo a vigilare affinché le esigenze produttive siano contemperate con i diritti, la dignità e la sostenibilità delle condizioni di lavoro».
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EX ILVA, I SINDACATI CHIEDONO UN TAVOLO AL MIMIT PER TUTELARE OLTRE 1.000 LAVORATRICI E LAVORATORI DELL’INDOTTO DEI SERVIZI
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Ex Ilva. Garantire la continuità occupazionale e reddituale di oltre 1.000 lavoratrici e lavoratori impiegati negli appalti di servizi, esposti alle conseguenze dell’incertezza sulle attività degli stabilimenti. È la richiesta della Fisascat Cisl e delle altre organizzazioni sindacali di categoria, formulata nella lettera unitaria inviata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per rivendicare la costituzione di un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti, a partire da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e dalle società appaltatrici. La richiesta si inserisce nel quadro della vertenza sul futuro del gruppo siderurgico, per la quale il Governo ha convocato un tavolo a Palazzo Chigi il prossimo 27 ottobre. Per le organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti nazionali applicati al personale degli appalti di servizi di mensa, vigilanza privata e pulizie/multiservizi, il confronto sulle prospettive industriali, occupazionali e sociali non può prescindere dal coinvolgimento diretto delle organizzazioni sindacali che rappresentano queste lavoratrici e questi lavoratori, per definire le misure necessarie a tutelarne l’occupazione e il reddito. Nel corso degli ultimi mesi, le organizzazioni sindacali hanno mantenuto un’interlocuzione costante con le imprese appaltatrici presenti negli impianti. Restano tuttavia forti preoccupazioni per la continuità delle commesse: la mancata conferma o una riduzione dei volumi di fornitura avrebbero ricadute immediate sull’occupazione. A preoccupare è anche la gestione dell’eventuale fase transitoria. I sindacati chiedono chiarezza sugli ammortizzatori sociali eventualmente attivabili per il personale dell’indotto e sulle misure necessarie a garantire la piena tutela dei posti di lavoro e dei redditi. «Il futuro dell’ex Ilva riguarda anche le lavoratrici e i lavoratori degli appalti di servizi, ai quali devono essere assicurate risposte concrete e adeguate tutele» dichiarano le organizzazioni sindacali. «Chiediamo al Mimit di convocare tempestivamente un tavolo con tutti i soggetti coinvolti - concludono le quattro federazioni - per affrontare le criticità delle commesse e definire le garanzie occupazionali e reddituali e per impedire che l’incertezza sul futuro del gruppo si scarichi sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie».
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